Sono Piemontese
7 gennaio 2016
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Sono Piemontese

Sono Piemontese. Non mi piace vivere altrove. Vivo nella terra più terroiristica d’Italia, la Langa, la Côte d’Or italiana. Sono terra terra ma vivo in alto, nei düssets delle cime più alte dell’Alta Langa, quelle piegate strette strette e miniaturizzate dalle Alpi, innevate a nord e marittine a ovest. Il più gran numero delle vigne più alte in Piemonte è nel Terroir Clavesana – di proprietà dei suoi trecentocinquanta Coviticoltori.
Dei principali tipi d’uva coltivata in Piemonte io sono terzo per importanza: copro oltre un decimo della superficie vitata (il 13,44%: 5079 ettari di vigna di 5282 viticoltori: 20 milioni di bottiglie, se tutto fosse imbottigliato come Dolcetto), dopo la Barbera (34,4%) e il Moscato (21,55%) e il Nebbiolo (7,81%). Sono fedele al mio terroir e ligio a dodici Denominazioni. I miei capostipiti dimorano sin da sempre nella provincia di Cuneo, di cui fa parte Clavesana: qui è la popolazione più densa, la più elevata per posizione e per lignaggio, la più storica ed anche la più evoluta del Piemonte: 3026 ettari di Dolcetto, 3182 viticoltori.
Mi chiamano Dolcetto in quanto a maturità le bacche si presentano alla vendemmia con un sapore molto dolce non per l’alta concentrazione zuccherina ma per la bassa acidità. E anche perché prediligo, come ho già detto, dimorare sui “düssets”, ovvero sui dossi delle colline. Il decorso climatico del Terroir Clavesana risente del forte influsso di due grandi protagonisti: il fiume Tanaro e il monte più alto delle Alpi marittime, il Monviso. La forte canalizzazione del Tanaro, che in prossimità di Clavesana, Dogliani e Comuni limitrofi si accentua ulteriormente, contribuisce a buona freschezza e umidità, che proteggono la zona dai forti picchi di aridità. Le correnti fresche del Monviso apportano buona escursione termica e brezze serali per la salvaguardia di acidità e di aromi primari. La grande difformità di altitudine tra i diversi Comuni e tra i tanti Coviticoltori in Clavesana contribuisce ulteriormente alla originalità del Dolcetto di Clavesana.

Piacere, Dolcetto!
7 gennaio 2016
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Piacere, Dolcetto!

Per Jancis Robinson, autrice della più autorevole enciclopedia del vino, io, Dolcetto, sono “il vino più amichevole del Piemonte”. Scrive anche che sono il “cavallo di lavoro” dei vini Piemontesi e si chiede pubblicamente: “Dolcetto, Piemonte’s next star?”. Per i curatori della Guida ai Vini d’Italia Ernesto Gentili e Fabio Rizzari “il Dolcetto è sicuramente un vino tra i più validi e allo stesso tempo più sottovalutati della produzione enologica del nostro Paese. Un vino che ha superato anche le tendenze modaiole con una qualità media pregevole e superiore a tipologie prestigiose e ben più costose, corroborata dalla presenza di alcune eccellenze assolute.” E aggiungono: “Il Dolcetto è uno dei rossi più gustosi della nostra Penisola.”
Quando mi sono vestito dell’etichetta “Clavesana”, Luca Maroni, nei suoi Annuari dei Migliori Vini Italiani, mi ha già descritto come vino “nitido” di “ciliegia carnosa, di gran forza, di carnosità tramosa e di polposità vividamente duratura.” La mia “gran fittezza trova favolosa rivelazione visiva: un viola nerastro impenetrabile che certifica l’eccellente consistenza estrattiva. Poi la morbida polpa della sua fragrante, carnosa ciliegia nera. Da un lato equilibrata in rotonda suadenza gustativa, dall’altra di mirabile definizione enologica, di superiore tecnica realizzativa ed espressiva.”

E mi hanno messo al collo, alla bottiglia di “Clavesana” – etichetta bianca del Dogliani – due medaglie d’argento di recente: una al Decanter World Wine Awards 2012 e una anche a Sélections Mondiales 2012. A me, che son Dolcetto, fa premio il cliente di “Clavesana”!

Vigna
15 gennaio 2016
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Vigna
Dogliani
19 gennaio 2016
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Dogliani

Sono originario di Dogliani. Dogliani è un nome d’origine latina: Dolianum o Dolium Iani: la coppa di Giano. Giano (latino: Ianus) è il dio degli inizi, materiali e immateriali, ed è una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica. Si narra che stare nelle vigne e nelle tinaie di queste colline era il suo divin diletto.
Tutti sappiamo dove siamo nati e quando. Io, che sono Dolcetto, so anche perché sono nato e perché nasco: per … piacere. Sono semplice, chiaro, comprensibile, evidente, limpido, fondamentale, primario, basilare – sono …elementare. Non facile, ma elementare. Puoi venire a trovarmi in una delle millequattrocento Giornate dei Covitcoltori in Clavesana, il primo coltivatore di Dolcetto su Terra. Producono il best-selling Dolcetto d’Italia. Ma, se sono già lì con Te, Ti avvedrai che con me puoi vivere “alla giornata”. La Giornata – in piemontese giornà – è un’antica unità di misura di superficie utilizzata in Piemonte, che a Clavesana viene usata tutt’oggi. Una Giornata piemontese equivale a 3.810 m². L’origine del nome deriva dalla corrispondenza con la quantità di terreno arabile mediamente con una coppia di buoi in una giornata. Forza fisica e dei sensi sotto il giogo del mentale. Alla selvatichezza oppongo la docilità e la placidità, la quiete, la forza tranquilla e la potenza controllata. Nelle etichette “Allagiornata”mi distinguo per i numi del genius loci e per il numero unico: il numero attribuito al Coviticoltore alla sua ammissione in Clavesana. Nella stessa etichetta sono anche le coordinate cartesiane delle Giornate che sono nella bottiglia. Le giornate non mancano a chi ne sa approfittare. Sì, passano anche a Clavesana le giornate – ma senza ferire l’eternità.
Il Dogliani, dicevo (e si dice e si sa) è il Dolcetto Dolcetto. Il più gran numero delle vigne più alte in Piemonte si veste dell’etichetta “Clavesana”. Poi c’è il Dogliani Superiore, che a Clavesana chiamano “il Clou”, perché il mio divenire è in cima ai loro desideri. “Siamo Dolcetto” – così, con questo pluraler singolare, si presentano loro. Il luogo-clou, dove si cimentano nel progenerarlo, è in sessantasei Giornate di antichi capostipiti, sopra e intorno al paesino di Dogliani. Da quasi un secolo è sul far del mio nuovo giorno questo vivaio così unico nel suo genere. Il Clou di Clavesana colmerà la seconda parte del loro primo secolo di scelte e di amicizie.

Vendemmia 2012
19 gennaio 2016
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Vendemmia 2012

Giuseppe Filippi, Coviticoltore 44,
in un ricordo della sua infanzia:

…dopo aver pigiato queste uve,…dopo circa otto giorni…si “tirava”(svinava) il vino, se era da tirare…prima si assaggiava una , due volte perché anche dalla sera al mattino, faceva già un po’ di cambiamento… e allora quando sembrava che andasse bene, secondo il palato delle persone, si tirava …e noi , che eravamo “masnà” (bambini), a volte ci mettavamo lì, mio padre andava via, e noi aiutavamo…ma mio padre diceva: ”Questo lavoro non è per voi, siete troppo piccoli…questo “fumo” vi ubriaca, vi brucia..e allora si metteva lui, era anche più pratico….dopo aver tirato il vino si faceva una torchiata, allora noi aiutavamo, saltavamo dentro a questo torchio… saltavamo dentro a questo torchio con un paio di zoccoli puliti, perché non c’erano ancora gli stivali e gli altri portavano via la vinaccia…e poi si torchiava, ed il vino era un pochettino…cambiava un po’ il gusto….

Son figlio della Dolce Vite
19 gennaio 2016
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Son figlio della Dolce Vite

quella che è solo di questa terra. Medio grande, conico, allungato è il mio grappolo – con ali. Vivo inalto. Sono Piemonte with a different altitude. Acino medio piccolo (circa 1,6 / 1,7 g) quasi sferico, colore blu-nero-violetto, buccia consistente. Rachide tendente al violaceo. Voglio terreni non troppo fertili, meglio se non monoculturali e meglio se con pH leggermente basico. Nei terreni con caratteristiche diverse può arrivarmi la cascola, cioè al distacco degli acini in modo precoce. Sono una varietà molto delicata, e anche molto sensibile all’attacco di funghi quali l’oidio e la peronospora, ma la mia buccia consistente respinge l’attacco della botrytis cinerea. La mia pianta ha portamento molto vigoroso, i tralci presentano colore rosso violaceo così come le nervature principali della foglia. Aspetto negativo mio è l’eccessiva produttività che obbliga i viticoltori ad attuare pratiche di diradamento per ottenere prodotti equilibrati e per rispettare i vari disciplinari di produzione. Presenta nella mia fenologia una netta precocità rispetto alle altre principali varietà piemontesi. L’unico mio ritardo, fortunatamente, è nel periodo del germogliamento, che avviene di solito nella seconda decade di Aprile – scampato il rischio più grande di gelate primaverili. La mia fioritura come la mia invaiatura sono nettamente in anticipo rispetto alle altre varietà piemontesi a bacca nera: già dall’ultima decade di luglio. Maturo precocemente: sono la prima varietà autoctona piemontese a bacca nera ad essere vendemmiata. Il mio tenore in zuccheri è sufficiente a garantire un’ottima gradazione naturale ed una limitata acidità. Il mio tenore in acidità è solitamente molto contenuto e questo agevola nel vino nuovo lo svolgimento della fermentazione malolattica senza ricorso a particolari tecniche d’induzione dell’attività batterica. Come vino piaccio già nella primavera dopo la vendemmia e in crescendo nei miei primi due tre anni. A differenza di vini che richiedono interventi nella loro maturazione, io non li tollero.

foto di Giuseppe Bracco
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foto di Giuseppe Bracco
Dolcetto, meglio di...
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Dolcetto, meglio di…

Quel che io sono, ha molto a che fare con quel che non voglio essere. Per me che son Dolcetto, intelletto è meglio di intellettuale. Diretto è meglio di indiretto. Versetto è meglio di verso. Falsetto è meglio di falso. Dialetto è…meglio. Circospetto è meglio di circospezione. Amichetto è meglio di amico. Scorretto è …meglio. Vizietto è meglio di vizio. Minuetto è meglio di un minuto. Dolcetto è meglio di….

Rendo il compito del vinificatore abbastanza facile rispetto, ad esempio, al Nebbiolo o alla Barbera o alla difficilissima Freisa. Son più difficiletto però del Cabernet Sauvignon e del Merlot. Il mio forte è la componente fenolica: i miei antociani abbondano e sono predisposti a cedere colore e, in virtù delle antocianidine, sono resistenti all’ossidazione, a ulteriore garanzia dell’abbondanza e della vivacità del mio colore nel bicchiere. Abbondano ma non astringono anche i tannini contenuti principalmente nella buccia, ma qualche volta eccedono. Queste caratteristiche permettono di produrre dei vini corposi e anche di pronta piacevolezza. Tutto facile quindi? Elementare, ma non facile. Tre elementi in particolare mettono alla prova: la stabilità della materia colorante, la tannicità a volte eccessiva e la predisposizione dei vini Dolcetto ad andare in riduzione. E in quest’ottica assume un’importanza radicale la conoscenza approfondita del territorio, della popolazione vitata, delle scelte in vigna ed in vinificazione, e di….me.

IL CLONE
19 gennaio 2016
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IL CLONE

La parola decidere viene dal latino decidĕre, composto di dē- ‘de-‘ e caedĕre ‘tagliare’; propriamente ‘tagliar via’. Da noi il potare in cooperazione dà potere al Dolcetto. Da “Dolcetto Clavesana Dogliani” viene l’acronimo del nostro clone: “D.CD”. Decidi! Lo si decide col Presidente in Clavesana, scegliendo tra gli antichi ceppi indigeni di saccharomyces cerevisiae dei Coviticoltori storici nelle loro Giornate più vissute, ognuna mappata e codificata nel Doglio di Clavesana per le sue matrici organolettiche. Presso i Greci ed i Romani il doglio era il grande vaso per conservare vino, olio e grano. Presso di noi che Siamo Dolcetto, il Doglio contiene la memoria storica delle decisioni di ieri e delle risposte alle domande di oggi per il nostro domani. Nella generazione dei lieviti autoctoni di Clavesana e nella selezione clonale sono coinvolti l’Università di Torino ed i vivaisti locali, controllati dal servizio fitopatologico regionale.

La Vendemmia 2013, al 10 Ottobre
19 gennaio 2016
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La Vendemmia 2013, al 10 Ottobre

Comunicato stampa
CLAVESANA, UNA VENDEMMIA PERFETTA DI DOLCETTO PER UN GRAN DOGLIANI 2013.
Tempi finalmente “normali” per una super-raccolta, dopo un germogliamento di 21 settimane. Gianfranco Cordero: “Una maturazione regolare è come preparare l’arrosto sulla stufa a legna anziché in pentola a pressione, ha tutto un altro sapore”.

Ventuno settimane di maturazione, andamento climatico regolare con primavera piovosa, estate calda senza eccessi e giuste escursioni termiche tra notte e giorno a settembre: a Clavesana quest’anno il clima, e quindi la maturazione del Dolcetto, è tornato “normale”. Il che ha voluto dire avere una “vendemmia perfetta”.

Ci sono tutte le premesse per un magnifico Dogliani 2013”, dice l’enologo Gianfranco Cordero. “Erano diversi anni infatti che non si riscontrava una stagione come questa, ideale per consentire al territorio del Dogliani di dimostrare tutta la sua vocazione per i grandi Dolcetti, in cui colore, profumo e complessità raggiungono valori assoluti. Non esistono altre zone dove il Dolcetto si sia espresso a così grandi livelli, quest’anno. Il lungo periodo di maturazione ha favorito la ricchezza polifenolica, aromatica e minerale dell’uva. E siccome, in viticoltura, maturare con tempi lunghi equivale preparare l’arrosto sulla stufa a legna anziché nella pentola a pressione conclude.

Un’impressione confermata anche dall’enologo interno di Clavesana, Damiano Sicca, che parla di un’uva “sana, matura e con un potenziale olfattivo notevole”. Gli fa eco l’agronomo Marco Bealessio, che racconta di “un’acidità sostenuta da un’equilibrata concentrazione degli zuccheri, per grappoli di Dolcetto momentaneamente incomparabili con le annate precedenti”.

Tutto bene anche in fase di raccolta, iniziata il 23 settembre e proseguita senza avversità fino al 29 settembre con l’arrivo delle piogge.  “Ad oggi abbiamo pigiato l’equivalente di circa 20mila ettolitri di Dolcetto, dei quali 10mila di qualità eccezionale", conferma il direttore Anna Bracco.